Rss Feed

  1. Solo di notte aprono questi piccoli negozi,
    in cui faccio i miei acquisti discreti,
    questi cinematografi clandestini in quartieri brutti
    che ancora proiettano sgranati film della mia vita.

    “Club” che sa di famiglia, “Midnight”, che invece sa di mistero. Charles Simic, poeta serbo dal cuore americano, ritorna con malcelata nostalgia per quell’insonnia della sua prima raccolta. Nel titolo il luogo è ancora presente: che siano quattro pareti o un modo di vivere quello che segue, poco importa. Stavolta i meccanismi esistenziali del poeta si dispiegano  in continui corpo a corpo con le ombre e presenze sfuggenti, nelle quali persino lui stesso si include: “Quanto a me, io non so dove sono – / ecco che già me ne vado di corsa / per una strada che non ha niente di speciale, / boschi, solo boschi scuri mi si chiudono addosso.”  Rimane il dubbio che scorre tra i versi del poeta di Belgrado, quello che fa domandare se le immagini siano prese a prestito dall’onirico, o se le rubi ad attimi reali con la capacità che solo lui ha di trascendere sensazioni fotografiche impresse in una cruda quotidianità americana, costellata mai come prima da note sepolcrali. La notte è ancora routine, sua complice, in cui il sonno gioca a travestirsi da morte, e Charles ci gioca come un regista di film dell’orrore fa col pubblico: non vuole trasmettere sconforto, solo un brivido, una punta di gelo che elettrizzi e catalizzi i lettori, come la vita nelle sue pieghe meno comprensibili fa con lui. Colpa del non capire è del 

    proprietario assenteista, colui che “poteva evitarci di fare tante ricerche / sul suo indirizzo. / [...] e non lasciarci con questa curiosa impressione / che ogni tanto abbiamo / di essere finiti a vivere qui / per qualche motivo più in alto / [...] Almeno poteva metter fuori un cartello / VIA PER AFFARI / perchè lo vedessimo, / [...]” Tormento che lo inserisce in un limbo pur sempre lontano a poli statici di non vita: il consueto, il rassicurante, esiste grazie al suo lato oscuro. Anche in componimenti delicati come ninnananne comeBlues di un mattino di neve, dove ritorna il bianco, bianco che spoglia della densità della notte, non importa che sia di lampade, o di lenzuola, o di vesti di donna. Certo è che ricorda quello di uno schermo di un cinema in cui tutto è nuovo e pronto alla proiezione di qualcosa di nuovo, forse di un altro fra quelli che lui chiama “film della mia vita”.


    Chiara Ferrari
    |


  2. 0 commenti:

    Posta un commento

Powered by Blogger.

Popular Posts

Lettori fissi

Blogroll

Blogger templates

Blogger news

Cerca nel blog