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  1. Premessa doverosa: è un libro pesantino, a tratti controverso, un po’ surreale se vogliamo. Ma non rimarrà deluso chi si aspetta la storia d’amore controcorrente, come si può pensare da titolo. Se tuttavia vi collocate quella parte di lettori che se dopo dodici pagine non si parla di incontro tra gli amanti di turno, scorrono avidamente le pagine per accertarsi che arrivi almeno poco dopo la metà, lasciate stare. L’israeliano Grossman è un cultore della distanza, vuole un pubblico paziente, lo seleziona, e diciamo che può permetterselo. Magistrale nella combinazione di lettera e pensiero con poco filtro, un filtro discreto, di classe, finissimo. Altro che coltello, qui si parla di bisturi, di sezioni minuziose che mostrano i nervi, per togliere la pelle anche alla parola. Un timidone di mezza età, nervotico, lettore, nota una figura femminile e ne rimane folgorato. Senza dire una parola, da vero timidone lettore e un po’ (troppo) filosofo. Decide di scriverle, e c’è da restare sconvolti dal fatto che lei non abbia preso un colpo: la densità di parole, la complessa profondità di pensieri che si accavallano inaspettati, il desiderio in procinto di implodere a ogni riga. Insomma, un ammiratore che ha (troppo) stile presentato con un innegabile condimento di mania 
    ossessiva compulsiva eccetera. Eterno ed “impudico” indeciso o cultore dell’attesa, della distanza, come dicevo dell’autore? Certamente fa colpo, in qualche modo. La mancanza di fisicità certamente alimenta i fuochi d’artificio delle fantasie. Che sia troppo facile? Sguardo moralista-femminista, LATO A: ‘Ecco, finalmente un uomo che coltiva in qualche modo la ricerca di ciò che desidera!’ Sguardo moralista-femminista, LATO B: ‘Ovviamente, è uno squilibrato’. Fortunatamente questo libro è poesia mascherata, un fiume in piena di lirica platonica e passionale insieme, virtuosismo di pensiero (il lessico è semplice), e non vi succederà, ve lo assicuro, di scadere nei soliti biechi pensieri dovuti agli infelici parallelismi tra mondo maschile e femminile, anzi. Mi piacerebbe descrivere così la sensazione che lascia:

    “Talvolta pensai che mi capisse senza saperlo. Per esempio quando, provando un insopportabile nostalgia di lei, trovai che mi aspettava alla fermata della metropolitana, ed io, nel desiderio di raggiungerla, possibilmente presto, stavo per passare oltre di corsa ed ella mi prese tranquillamente per mano.” (da F. Kafka, Diari)
    La recensione su Concretabook:

    Chiara Ferrari
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