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  1. Terra è bellezza, è casa: la nuova ricetta Ozu non sbaglia ingredienti. La sera del 9 Novembre, Fiorano fa del suo teatro il luogo di apertura dei concorsi con il Premio Emilia Romagna, impasto di cittadini e pellicole nostrane, impasto che restituisca stampo e forma delle idee dei talenti in gara. Ozu Film Festival, assieme all’Assessorato alla Cultura dell’Emilia Romagna e a Emilia Romagna Film Commission, seleziona per il suo debutto i corti segnalati dai maggiori festival della nostra regione, rappresentata dall’Assessore Massimo Mezzetti. I primi spettatori dell’OZU vengono accolti da buffet, bevande e fotografia: inaugura così la mostra Ieri, Oggi, Domani, sui luoghi del cinema dell’Emilia Romagna catturati e

    incorniciati da Francesco Boni, Melissa Iannace e Cristina Pancali, in un perimetro fotografico che circonda l’atmosfera di festa che di lì a poco sarebbe stata seguita dal concorso. Enrico Vannucci, in qualità di direttore artistico, spezza l’attesa ed invita sul palco l’Assessore Busani accompagnato dai tre giurati. Con le loro parole si da il via a Ozu Specials, la prima parte della serata che vedrà in gara nove cortometraggi. A luci spente, l’inizio della proiezione è segnato da immagini della periferia di La Havana: si tratta di Los aviones que se caen, il lavoro di Mario Piredda, scorcio sui sogni di gloria di un ragazzino cubano appassionato di baseball, intirmorito ed affascinato al contempo dalle traiettorie degli aeroplani. Non può fare a meno di domandarsi se 

    giungeranno a destinazione, fino a quando un conoscente non risponderà in qualche modo ai suoi dubbi con poche parole: se il pilota è bravo, il viaggio riuscirà, e allo stesso modo, un grande campione non potrà che avere successo. “Chi ha talento, va ovunque”, recita la citazione più incisiva del corto, pronunciata con un approccio tanto colloquiale quanto solenne. Con il secondo cortometraggio, Quell’estate al mare, cambia radicalmente lo scenario marittimo. Lo sfondo decisamente meno esotico della riviera romagnola fa da cornice al lavoro di Anita Rivaroli impreziosito dalla partecipazione di Roberto Citran. Impossibile non restare colpiti dalla delicatezza con cui la regista fa trasparire una condizione infantile difficile, la colonna sonora precisa e mai invadente, e la trama toccante e intensa riesce a fare sorridere senza 

    perdere la profondità del pensiero trasmesso. Forse per queste ragioni si aggiudicherà a fine serata il Premio della Stampa davanti ad un pubblico che certamente si aspettava un riconoscimento particolare.


    Il terzo corto, dopo due opere estremamente verosimili, si presenta sottoforma di uno stop- motion a cura di Monica Carozzi. I fotogrammi certamente suggeriscono una delle caratteristiche che rende tanto interessante il lavoro dei registi protagonisti dell’OZU, ovvero l’estrema originalità e soggettività artistica e tecnica che dona un taglio unico e deciso ad ogni corto. Il titolo singolare, I vestiti nuovi dell’imperatore, le parole ritagliate e i collage di foto antiche e immagini colorate 

    cartacee restituiscono lo stampo fiabesco dato dalla fonte ispiratrice del film, ovvero un racconto di Hans Christian Andersen.


    Il quarto in gara nonché vincitore del Premio Emilia Romagna è amore a prima vista per i presenti, in platea e dietro le quinte. La splendida fotografia, l’originalità del titolo che introduce e lega le sequenze dell’opera, l’innovativa idea che si mescola alla vena tradizionale e contadina del contenuto, assicurano il trionfo del (lungo) cortometraggio di Marco Landini e Gianluca Marcon. Ortobello è infatti il primo concorso di bellezza per orti di contadini emiliani, che si raccontano, raccontano 

    spontanei e divertenti come sono cresciuti, e cosa cresce ora nella loro terra. All’uscita dal teatro non si parlerà che della rilevanza dei dettagli, dei gesti amorevoli degli anziani verso i prodotti della terra, del rumore della natura e delle chiacchiere lasciati spesso a fare da colonna sonora, e soprattutto di quanto ci si sia divertiti. E un insegnamento che sintetizza lo spirito dell’opera: “All’orto devi dare da mangiare come mangi tu”.


    Ortobello è seguito da Quello che resta di Andrea Bacci, dai toni decisamente diversi e a mio avviso, meno convincenti, specialmente per quanto riguarda la recitazione. Condizione necessaria ma non sufficiente per rendere apprezzabile tale corto è la presenza di Nicolas Vaporidis. Per rendere interessante il lavoro sarebbe stato necessario slegarlo dal genere a cui è solitamente legato l’attore: la trama inverosimile non è stato un espediente valido per dare un senso onirico o filosofico a una storia che come base e come risultato (non tenico, chiaramente) è decisamente scarso. Non entusiasmante ma più spontaneo, secondo il mio punto di vista, è stato il procedere di Fine Settembre di Alessandro Tamburini, nonostante l’idea sia in questo caso interessante: quattro vite e due storie d’amore di due generazioni 

    molto distanti nel tempo si incrociano sullo sfondo di un paese rustico che favorisce una fotografia calda e familiare. Le analogie e differenze sono raccontante e ricamate da sequenze e piacevoli immagini , spesso metaforiche, come sul finale, che rimane comunque piuttosto scontato. La serata continua con il corto d’animazione 

    Silenziosa-mente, frutto della fantasia della giovane Alessia Tavaglini. Secondo la mia inesperta lettura, trovo che la regista abbia voluto dare vita a disegni surreali ed onirici per denunciare il pressapochismo, la vacuità e l’aggressività della comunicazione sia pubblica che privata. Notevole lo stile grafico, tuttavia il simbolismo a tratti oscuro, a tratti artificioso e non convincente, il pessimismo permeante ogni sequenza, l’argomento ormai diventato per tutti pensante e stantio, non mi hanno permesso di

    apprezzare l’opera nel complesso. Quasi lo stesso dicasi per il seguente, Cose Naturali di Germano Maccioni, nonostante la professionale interpretazione di Roberto Herlitzka. Si ritorna alla macchina da presa e attori in carne ed ossa, questa volta alle prese con ossessioni più o meno eleganti e drammi di un quasi ottantenne che si fa chiamare Lucrezio, e compone poesie recitate dalla sua voce, ad intervalli fra l’evolversi della vicenda. Anche in questo caso la

    disillusione guida la vicenda: l’età del protagonista può giustificarla, però trovo si sia un po’ saturi di chi ostenta ancora il lato cinico seppur romantico dello scorrere del tempo. Interessante invece la risposta cheHerlitzka nei panni del protagonista fornisce al figlio in difficoltà, per tranquillizzarlo: “Le cose illuminano le cose”.


    L’ultima proiezione se la aggiudica Nei suoi panni, di Matteo Mignani, con una verve ironica e divertente di un ragazzo un po’ imbranato durante una seduta psicanalitica. Convincente l’interpretazione del protagonista che descrive come ciò che lo blocca nell’avvicinare la donna dei suoi sogni si rifletta in un sogno ricorrente in cui viene sommerso da carte “due di picche”.

    La premiazione partecipata ed entusiasta scandisce l’inizio della seconda parte della serata, quella dedicata agli Ozu Locals, ovvero corti realizzati da registi appartenenti ai sette comuni coinvolti nel Festival. Viene riproposto, sulle prime battute, il corto di Carrozzi, seguito da “La repubblica delle donne” di Azzurra Lugari: una panoramica su Piandelagotti e San Pellegrino in Alpe, teatro delle vite 

    quotidiane di alcune anziane. Non male come idea, ma dopo il meraviglioso Ortobello, questo si è certamente seguito a fatica, essendone sulla falsa riga. Degne di nota nel corso della serata: l’irriverente idea in bianco e nero del realizzatore di Pauli Cafè, Marco Castellano, incentrata sulle grottesche vicende di assidui frequentatori da bar, e la poesia di voci, suoni e figure sfocate di Go burning atacama go di Alberto Gemmi, che chiude il mini concorso. Un susseguirsi di pellicole di famiglia che mostrano vite passate fanno da sottofondo a parole dedicate ad un amico scomparso. Un lavoro di buon gusto, scaturito da una vicenda triste ma trasmesso con delicatezza e discrezione ed accompagnato da una splendida poesia del regista. L’amalgama di suono e colore regala un momento romantico ed autentico, non fine a se’ stesso. Per la premiazione dei Locals, però, si attenda la fine del Festival, e nel frattempo, dunque si venga al Festival.



    Chiara Ferrari
    Fotografia di Francesco Martignoni

    | Ubicazione: Sassuolo MO, Italia


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