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  1. …sono convinto che l’entusiasmo sia una delle virtù migliori, perchè è contagioso. Anche la depressione e il cinismo sono contagiosi, a dire la verità, ma da quella parte i posti mi sa che sono già tutti occupati.


    Scomodo a sapersi. Ma d’altra parte secondo Orwell – che non è mica il primo che passa – la libertà di stampa vera è dire alla gente quello che non vuole sentirsi dire, e l’autore di questo libro altri non è che un giornalista, e non uno qualunque.
    Mario Calabresi dopo il suo Spingendo la notte più il là, con una variazione sul tema cerca di spiegare cosa tiene accese le stelle, e per convincerci c’è ancora tanto combustibile, prende dei testimoni contro un moderno imputato che Lorenzo Cherubini, in una delle interviste che danno vita al libro, chiama “La cultura della lamentela (…). Innamorarsi delle proprie sfighe è rassicurante e ti fa vivere in un territorio protetto, in un mondo che riconosci e ti rassicura. Ogni epoca impone una forma di resistenza, la nostra è non essere lamentosi.”E qui il pensiero del neolaureato va alle tastiere logorate dalla stesura di innumerevoli curricula. Quello dei genitori alle notti logorate dalle ore piccole dei figli. Quello della casalinga alle mani logorate dalle borse della spesa (che adesso sono sottili, ecologiche, che adesso si rompono se ci metti troppa roba dentro). Ognuno ha le sue, come si dice, e tutto è lecito, ci mancherebbe. Desiderare qualcosa di meglio è necessario, ma è il come lo si fa, è si passa il viaggio che fa la differenza, come si ricorda il prima e come si spera per il dopo. L’autorevolezza di questo libro non sta nel predicare, ma nel solleticare, che è molto peggio. La predica stanca, la pulce nell’orecchio stuzzica.E lo sguardo che propone non è certo disilluso, ma nemmeno ingenuo, solo obiettivo, nel suo proporre in modo diretto ed essenziale un piccolo manuale dei pro e i contro del “si stava meglio quando si stava peggio”. Insomma, se proprio si vuole trovare una giustificazione per ristagnare, che sia almeno una leggera febbre. Il resto è una filastrocca: “tanto tutto va male”, “tanto non c’è niente da fare”, per non parlare del PIL, il traffico, la spesa, il mal di vivere, la disoccupazione, il governo, lo spread – un mio amico, vi assicuro, poco tempo fa stava per ordinarlo al posto dello Spritz. Per tenere accese le stelle, pare, basta una botta di vita ogni tanto, che significa andare controcorrente, certo. D’altra parte l’alternatività è moda, o no?Mi permetto di scomodare Flaubert per concludere: “Fate attenzione alla tristezza. E’ un vizio.” A buon intenditore, si sa.
    La recensione su Concretabook

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