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  1. Pubblico durante la proiezione ©2013 Concretamente Sassuolo ©Chiara FerrariEsercizi di stile in rosa della domenica sera per questo appuntamento con il Premio Artemisia che si intreccia occasionalmente con i corti “arcobaleno” di Ozu Queermaneki, creando una rete intensa di questioni femminili, anche per la consistente parte di pubblico maschile presente (male non farà, diranno le lettrici!).JULIE AU BOISo e il provocare la delusione totale di aspettative è sempre drammaticamente labile, purtroppo: non lo dico da intenditrice, ma da spettatrice, tra tante (anzi, tanti).icebergM. E. Gunst Rudolph. O di La Santa, di Lopez Fernandez. In comune hanno certamente scoperte e voglie ben contestualizzate del mondo femminile adolescente a tutte le latitudini, è chiaro a l’intento di delineare profili psicologici attraverso lunghe (forse troppo) inquadrature, che scivolano dal generale al particolare: gli eccessi – forse non così desiderati – delle serate diciottenni di Julie; le prospettive sociali e sentimentali di una ragazzina cinese con sogni di rock’n'roll negli States; la mesta accettazione sociale di un ruolo femminile della piccola cilena Maria, che di notte si taglia i capelli e indossa i boxer di papà per giocare a calcio. Tutto regolare, ma temo che manchi un “dunque”, che la bravura folasantatografica ed espressiva spesso non possono lontanamente colmare in assenza di un chiaro risvolto delle situazioni.JUNGGESELLINLinke), le reazioni scomposte ai dogmi soffocanti dei fondamentalismi religiosi in Asunciòn (C. L. Toledo),eccetera. Che spesso però non sia il “cosa” ma il “come” a fare la differenza, lo dimostra come quest’ultimo tema trovi una declinazione efficace in Bishtar az do saat (Ali Asgari), in cui una rapporto sessuale segna la condanna a morte per una giovane iraniana non asuncionancora sposa.bishtar_az_do_saatpallosa (passate il termine) che tutti schifano, quella “normale, senza glamour”, dice un testo di una canzone recente. Sto parlando del brillante e ironico canadese How to keep your job di S. Frewer, ma soprattutto di Dotty. Non me ne how_to_keep_your_day_jobvogliano le carissime Artemisie, presenti al gran completo, nel caso abbiano scelto diversamente per l’attesa premiazione del fine settimana. Insomma, a vedere Dolly passa la voglia di par condicio, roba che raccontarlo qui diventerebbe dottysoltanto uno spoiler. I neozelandesi Andrews e O’Gorman spiegano 10 minuti di racconto nell’istante che precede quelli che saranno titoli di coda accompagnati da un applauso spontaneo a sola metà serata. Andatelo pure a cercare, se non siete venuti a vederlo, fidatevi.
    Per quanto vasta possa essere una categoria che invita a creare “films about women”, sono certa che ciascun regista degli 8 corti, dal proprio angolo di mondo, si sia ben guardato dall’essere troppo vago. Ma forse non abbastanza.
    Il confine tra il lasciare un finale aperto con l’intenzione di fornire uno spunt
    E’ il caso del primo corto francese, Julie au Bois, di J. Cadieux, o dell’ultimo, Iceberg, di 
    Tenendo prese che il materiale fornito dal popolo in tema di “disagio” è quasi (e tristemente) tendenza, “già visto”: le tendenze omosessuali di Steffi in Junggesellin (A. 
    Tutto molto intenso, sospeso, fluido, esotico. Ma quando uno è bravo, quando ha un’idea, lo si vede quando sa raccontare la routine, proprio quella tipo-occidentale 




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